Benvenuti in Sicilia – Vino e Dintorni

TASCA D'ALMERITA - Tenuta REGALEALI

TASCA D’ALMERITA – Tenuta REGALEALI

Amuri, amuri cci veni a la vigna?

Ch’è ricca di racina la campagna!

Lu vigneri accumenza la vinnigna,

ha ntra lu cori n’alligrizza magna!

 

Amore, amore vieni alla vigna?

Che ricca d’uva è la campagna!

Il vignaiolo inizia la vendemmia,

ha nel cuore una grande allegria!

Questo frammento di una delle spensierate canzonette ispirate alla vendemmia  che, custodisce dentro di se due temi strettamente legati ai rapporti umani come il riso e l’eros, manifesta con assoluta fedeltà sia il grande amore del popolo siciliano nei confronti del vino sia lo straripante entusiasmo dimostrato dagli abitanti di questa magica terra, nell’offrire questo tesoro isolano ai loro numerosi e graditi ospiti.

Così come avviene per tutti i territori bagnati dal Mediterraneo, anche in Sicilia la cultura del vino ha radici molto profonde e lontane; in questa terra dove la maestria enologica tradizionale, nonostante il trascorrere dei secoli, non ha subito significative discrasie, portando al presente e rendendo attuali alcuni degli originali procedimenti di coltivazione e di produzione. Accorgimenti che certamente facevano parte di una vitivinicoltura semplice ma che, capillarmente estesa su tutto il territorio della regione, ha permesso alla Sicilia di diventare uno dei più grandi produttori del mondo di vino base e di mosto. Sono trascorsi solo pochi anni da quando, navi cariche di botti prima e moderne navi-cisterne dopo, davano luogo a lunghi “serpentoni” naviganti che, partendo dalla Sicilia approdavano nei principali porti europei e mondiali, trasportando migliaia d’ettolitri di vino destinati a migliorare sia la modesta consistenza sia i “tenui toni” dei vini continentali, compreso i vini francesi, famosi ormai  da secoli. Ma queste notizie non sono certo alla portata  del semplice consumatore, quello che insomma, nel piacergli il vino e nell’essere in qualche modo appassionato, fa le sue scelte in base alla provenienza e a quello che sommariamente recitano certe etichette. Figuratevi come rimarrebbe il nostro “appassionato di turno” se avesse conoscenza che…certi famosissimi vini, d’oltralpe e non, debbano il loro prestigio al “fior di Bacco” siciliano; lo stesso vino che in madrepatria  viene immesso nel mercato dei vini da tavola.

Ed è proprio sulle conoscenze e sull’esperienza maturata nei tanti anni passati “in ombra” che i vignaioli siciliani hanno acquisito le conoscenze necessarie per affrontare, finalmente da soli, il mercato vitivinicolo, iniziando cioè a produrre i “loro vini”. Cosicché, quello che oggi sembra acquisire le sembianze del “fenomeno enologico siciliano”, fatto di elevate produzioni, abbinate ad una buona (in diversi casi anche ottima) qualità, non è, né casuale, né frutto di grandi investimenti ad nuovo”, come succede nei paesi del Nuovo Mondo. Bensì il frutto del duro e scrupoloso lavoro dei vitivinicoltori siciliani che, consci delle loro potenzialità, sono usciti dallo stato d’ombra, mettendosi finalmente in gioco, a livello europeo e mondiale. Un fare vino, quello siciliano, che testimonia sia la grande tenacia sia l’entusiasmo ed il calore un po unico, che solo la gente del sud riesce ad esprimere con spontanea naturalezza, così da produrre vini che mantengono vive ed apprezzabili le caratteristiche della Sicilia e dei Siciliani.

Non ho intenzione di mettermi a raccontare e descrivere le tante e straordinarie bellezze paesaggistiche e storico-artistiche della Sicilia perché, come sottolineano siciliani, la loro terra si racconta da sola. Vorrei invece darvi un piccolo caleidoscopio delle più qualificate aziende vinicole isolane e dei loro prodotti che, proprio nei miei ultimi viaggi in Sicilia ho avuto il grande piacere di conoscere, sperando così che questi miei appunti possano aiutarvi a intraprendere un affascinante cammino lungo la strada della conoscenza dei vini siciliani, molto variopinti e straordinariamente ricchi. Una terra, quella siciliana dove  il vino, nel contribuire all’indispensabile sviluppo dell’isola, svolge rappresenta anche il portabandiera dell’attuale modernità e ricchezza dell’isola, cosicché     per dare una giusta cornice ai miei appunti, ritengo importante riportarvi preliminarmente alcuni dati che riguardano il settore vino di questa regione.

La Sicilia possiede attualmente circa 130 mila ettari di vigne (70% d’uve bianche) e produce circa 4,8 milioni d’ettolitri di vino all’anno, di cui circa 360 mila ettolitri di vini DOC, numeri che, specialmente il consumatore, possono essere acquisiti come semplice dato, spesso asettico, senza dare cioè la vera rappresentazione della reale potenzialità produttiva, ma tutto cambia se anziché affidarci ai numeri ci affidiamo ai fatti, si pensi infatti che la quantità di vino prodotto in Sicilia equivale alla somma degli ettolitri toscani con gli ettolitri piemontesi….penso che rappresentato in questo modo…tutto sia molto più eloquente. La maggior parte della produzione regionale, cioè il 75% è realizzata da 30 grandi cantine sociali (dati ISTAT del 2003), mentre le aziende imbottigliatrici dell’isola sono circa 200. Ancora oggi tanto vino siciliano continua ad essere portato “fuori” dall’isola e confezionato altrove, con ripercussioni negative sul mantenimento della qualità generale ed è proprio per questo che è sempre consigliato ed anch’io suggerisco di acquistare solo ed esclusivamente vino siciliano, imbottigliato in Sicilia, protetto dalle indicazioni tipiche (preferibilmente DOC).

La vitivinicoltura siciliana si sviluppa principalmente nella Provincia di Trapani, seguita dalla Provincia di Agrigento e di Palermo. La maggior parte dei vini DOC è prodotta nella Sicilia occidentale dove il Marsala fa la parte del leone con circa il 50% della produzione totale, seguita da l’Alcamo, l’Etna, il Menfi, il Moscato di Pantelleria ed il Cerasuolo di Vittoria.  I principali vitigni coltivati nell’isola sono in Catarratto Bianco (46,7%), Trebbiano Toscano (12,3%) seguiti dal più famoso vitigno siciliano, il Nero d’Avola (10,5%) quindi segue l’Inzolia (8,4%), il Grillo (1,5%), il Sangiovese (1,2%) e, in misura minima, alcuni vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Chardonnay e Sauvignon Blanc. Insomma, una regione la Sicilia che vanta l’impianto di una straordinaria gamma di vitigni, fra cui ben 28 di origine antica, individuati negli ultimi due anni nell’ambito di un progetto generale, finalizzato alla riscoperta e alla salvaguardia dei vitigni autoctoni siciliani. All’interno del quale è in atto uno specifico progetto di selezione clonare che attualmente interessa 20 vitigni regionali fra cui il Catarratto, il Frappato, il Grecanico, l’Insolia, il Nerello Mascalese, il Nero d’Avola ed il Grillo.

Le aziende che ho avuto il piacere di incontrare “di persona” fanno parte di una vivacissima associazione costituita da alcuni dei più qualificati viticoltori isolani: l’ASSOVINI SICILIA, nata nel 1998 ha raggiunto lo straordinario potenziale di 65 soci. Tutte imprese vitivinicole che,  in maniera speculare rappresentano la variopinta realtà vitivinicola dell’isola, ovvero tante realtà enologiche molto diverse tra loro che costituiscono l’anima della straordinaria ricchezza dei vini siciliani.

La prima che ho visitato è stata  l’Azienda BAGLIO DI PIANETTO di Santa Cristina Gela. Poco distante da Palermo, mi è apparsa come una realtà moderna, con standard organizzativi e produttivi…continentali. L’azienda, nata nel 1995, opera sia nel palermitano, in località Pianetto (dove si trova anche la grande cantina) sia nella Provincia di Noto, in località Baroni. Gli attuali 52 ettari di vigne in produzione (più circa 15 in fase di impianto) di Pianetto sono impiantati ad un’altitudine di 600 metri, ovvero in una posizione molto favorevole e privilegiata ed “ospitano” vitigni bianchi (l’Insolia e il Viognier) e rossi “internazionali”(Merlot, Petit Verdot e il Cabernet Sauvignon). Fra i vini degustati nella nuova e superaccessoriata cantina, disposta su quattro livelli, mi ha molto incuriosito un insolito Viognier (difficile trovarlo in Italia) dal simpatico nome “Ficiligno”, reso particolare dallo spiccato gusto “molto minerale”, conferitogli dal terreno si cui sorge, composto da sassi striati di natura silicea – ficiligno appunto.

Rimanendo sui vitigni internazionali, che, durante i miei viaggi in terra siciliana, mi hanno molto sorpreso, ho gustato con un grande piacere il nuovo Petit Verdot di questa promettente azienda – un vino ancora nella fase di definizione ma già sorprendentemente complesso e persistente. Devo comunque ammettere che, stante l’acclarata alta qualità di questa categoria di vini siciliani, il vero protagonista dei miei viaggi non poteva non essere che lui – l’inconfondibile e per niente facile Nero d’Avola che, sfidando anche il caldo clima isolano, ho cercato in tutti modi di “capire”.  A tal  proposito vale la pena segnalare che la nostra Azienda BAGLIO DI PIANETTO, con le sue uve provenienti da Noto, produce un interessante Nero d’Avola IGT Sicilia “Piana dei Cembali” che ho avuto il piacere di degustare nella “versione 2002”. Così come ho avuto il piacere di degustare un’altra “chicca” di questa giovane azienda che con il suo IGT Sicilia “Ramione” è riuscita a “sposare” in maniera molto riuscita due dei più contraddittori “pensieri enologici” – blend di Nero d’Avola con Merlot.

Ho poi proseguito il mio affascinante viaggio enologico verso Trapani dove si trova un altra grande e già affermata realtà vitivinicola – l’azienda FIRRIATO di Paceco. Quest’azienda nata nella metà degli anni ottanta, dal 1994 è stata “rivista e rivisitata” in chiave internazionale secondo i dettami della scuola enologica australiana. Attualmente possiede circa 200 ettari di vigne e produce oltre 4 milioni di bottiglie all’anno di cui circa 75% viene venduto nei 30 paesi con quali l’azienda ha stabilito fiorenti rapporti commerciali.

Impostazione internazionale a  parte, uno dei primi e principali obiettivi di quest’azienda è stato quello di produrre vini di qualità provenienti anche dai vitigni autoctoni come i bianchi Insolia, Catarratto, Grillo e Ansonica o l’immancabile Nero d’Avola, oltre al Perricone,al Nerello Mascalese ed  il Nerello Cappuccio. Tra i bianchi di FIRRIATO risulta degno di nomina un particolare Grillo in purezza IGT Sicilia “Altavilla Della Corte”, mentre il loro classico Nero d’Avola  IGT Sicilia “Chiaramonte”di fascia medio-alta, risulta ottenere un livello di vero “primato” in relazione al rapporto qualità-prezzo, un parametro commerciale che nell’attuale mercato….. fa davvero la differenza. Nel segnalare un armonico IGT Sicilia “Ribeca” –  un blend di Nero d’Avola e Perricone (altro raro e molto caratteristico vitigno locale), devo ammettere a chiara voce che tra i vini assaggiati nella bella cantina di FIRRIATO sono stata davvero entusiasmata da un profumatissimo e persistente  IGT Sicilia “Camelot” composto di Cabernet Sauvignon e Merlot – una scelta che in qualche modo conferma la lunga esperienza “internazionale” di questa dinamica azienda; nella trasparente consapevolezza di tutti circa il fatto che il boom dei cosiddetti “autoctoni” in Italia è “giovane” e quindi ci vorranno ancora tante stagioni per arrivare a “capirli” del tutto.

Nel riprendere il mio cammino siciliano fra le nuove aziende siciliane, che nonostante i sorprendenti risultati già aggiunti, si trovano spesso nella delicata fase di “definizione”, sono giunta a quella che fra tante risulta forse avere  “una marcia in più”, la storica azienda siciliana della Famiglia PLANETA. Una realtà di oltre 250 ettari di vigne sparse nel territorio isolano (oltre ai 65 ettari di olivi nella zona di Menfi, dai quali si ottiene un aromatissimo e delicato olio Extra Vergine di Oliva) che attualmente produce 11 etichette di vino, per un totale di 2 milioni di bottiglie all’anno.

Qui, ho avuto il piacere di essere ospitata nella loro cantina di Sambuca, nella Provincia di Agrigento, contornata da suggestivi filari di vigne e rivelatasi particolarmente suggestiva e funzionale. Una visita che mi ha messo nella condizione di consolidare e confermare la mia particolare simpatia e “fiducia” verso i vini di questa azienda – una delle portabandiere del rinascimento vinicolo della Sicilia. I loro bianchi come IGT Sicilia “La Segreta” di Grecanico, Chardonnay, Viognier e Fiano, IGT “Alastro” di Grecanico e Chardonnay o IGT Sicilia “Cometa” di Fiano possiedono una freschezza e una persistenza invidiabili. Per gli amanti del Nero d’Avola in purezza è assolutamente “imperdibile” l’IGT Sicilia “Santa Cecilia” dell’annata 2003, prodotto dalle uva provenienti dalla terra di Noto, vera patria di questo famoso vitigno. Un’ulteriore conferma della validità dei vitigni internazionali impiantati in Sicilia ci è rappresentata dal buonissimo IGT Sicilia “Merlot”(che nasce dalle barbatelle di anziana età di 80 anni) e dal Cabernet Sauvignon IGT Sicilia “Burdese”, entrambi prodotti da quest’azienda.

La mia visita da PLANETA si è conclusa con un biglietto da visita un po speciale, la dolcezza del loro DOC Moscato di Noto 2004 – un fresco, persistente e per niente stucchevole vino da “non solo dessert”, con l’accattivante ed equilibrato gusto di frutta tropicale – il gusto che ricorda il clima ed il paesaggio delle oasi africane, ma, se apri gli occhi …..ti ritrovi a Noto, nell’estremo sud dell’isola siciliana.

Mi aggiro quindi nella fertile zona di Menfi, nella Provincia di Agrigento, dove si trova una delle più grandi aziende siciliane – l’immensa Cantina Sociale SETTESOLI. Per farsi un’idea compiuta dell’importanza che questa realtà riveste all’interno del panorama vitivinicolo dell’isola, basta pensare che possiede 6 mila ettari di vigne (di cui 600 dedicati esclusivamente alla  produzione di vini di alta gamma), tutti direttamente curati dagli oltre 2500 soci ed accolti nella loro cantina di vinificazione che assume le sembianze di imponenza industriale.

Una realtà la SETTESOLI che, oltre ai vini di carattere prettamente commerciale, facilmente reperibili sugli scaffali dei supermercati di tutta  l’Europa, dal 1999  produce, con risultati davvero ottimi anche una gamma di prodotti di alta qualità, destinati alla ristorazione e alle enoteche sotto il nome “Mandrarossa”, fa cui gli ottimi bianchi  IGT  Sicilia “Fiano”, IGT Sicilia “Feudo dei Fiori” di Chardonnay e Grecanico e IGT Sicilia “Furetta” di Chardonnay e Fiano. Ma anche i rossi della gamma “Mandrarossa”, realizzati a base sia di Nero d’Avola sia di vitigni internazionali come il Merlot e Cabernet Sauvignon, si attestano suuna qualità di tutto rilievo.

Rimanendo in argomento di “bontà”, come posso evitare di esprimere il piacere che ho avuto nel visitare  la nuovissima cantina di una delle più giovani aziende siciliane, laBARBERA di Menfi. Giovane sia perché nata soltanto tre anni fa (anche se forte della lunga tradizione vinicola della famiglia) sia perché condotta da due competentissime ed affascinanti ragazze – le sorelle Barbera, le quali, nella completa autonomia gestionale assegnata dai sempre presenti genitori, conducono con piglio e sicurezza quest’azienda che possiede attualmente 10 ettari di vigneti in produzione oltre ai  4 tutt’ora in fase d’impianto.

Famiglia BARBERA nella loro cantina

Famiglia BARBERA nella loro cantina

Lo staff manageriale  della BARBERA rappresenta un classico esempio di unione familiare abbinato alla veracità della tradizione locale: oltre a Daniela, che assume su di se le responsabilità tecniche ed enologiche e a Marilena che, invece è responsabile del settore commerciale e delle pubbliche relazioni c’è loro fratello Pietro che, apparente sottotono, assume su di se la fondamentale responsabilità del “lavoro in vigna”, insomma, tre giovani che sembrano di avere le idee molto chiare e che stanno puntando sia sui vitigni autoctoni sia su quelli internazionali – tutti vinificati rigorosamente in purezza per esaltare al massimo le singole caratteristiche tipiche: cosi è per un’Insolia, un Nero d’Avola, un Chardonnay, un Merlot e un Cabernet Sauvignon. Insomma l’azienda – simbolo della giovane enologia siciliana, che anziché intenta ad osservare i successi delle imprese continentali, si prodiga con successo per ottenere risultati “siciliani”.

Procedendo il mio viaggio enologico mi sono poi fermata in una delle più belle località della Sicilia , la città di Noto, la patria del Nero d’Avola. Una sorta di paradiso vinicolo che sicuramente appare nei più piacevoli sogni di ogni appassionato del “nettare di Bacco”. E’ proprio qui, che, proveniente dalla sua TENUTA SETTE PONTI, situata sulle colline di Arezzo, ha recentemente approdato il famoso imprenditore Antonio Moretti, portando con se uno staff guidato dal uno dei guru della enologia italiana, Carlo Ferrini. Nella sua bellissima Tenuta FEUDO MACCARI, che si rispecchia su uno splendido specchio di mare, così da essere appropriatamente definita, in uno dei loro slogan pubblicitari, “una finestra siciliana sul Mediterraneo”, quest’imprenditore è riuscito dopo solo cinque anni dalla sua acquisizione, a produrre due affascinanti esempi di Nero d’Avola in purezza – IGT Sicilia “Saia” ed il meno impegnativo IGT Sicilia “Rosso di Noto”.

Un giovane enologo di FEUDO MACCARI nelle vigne

Un giovane enologo di FEUDO MACCARI nelle vigne

Un’altro paradiso terrestre accoglie l’azienda VALLE DELL’ACATE, di Acate in Provincia di Ragusa. La vecchia cantina, ancora esistente, è stata fondata due secoli fa dalla Famiglia Jacono che ancora oggi possiede e conduce con maestria la moderna azienda, peraltro affidata e custodita nelle belle mani della dinamicissima Signora Gaetana che possiede attualmente circa 50 ettari di vigne e produce circa 350 mila bottiglie di vino all’anno.

Fra le varie etichette di quest’azienda mi ha particolarmente e piacevolmente impressionato il Frappato in purezza – un vino molto equilibrato ma dai forti contrasti: importante e facile nello stesso tempo, alcolico ma leggero – che si rivela un fattivo esempio della pienezza di contrasti, propria del territorio e dell’animo siciliano che ho sempre cercato e trovato durante i miei viaggi in questa regione. L’azienda produce anche un ottimo DOC Cerasuolo della Vittoria di Nero d’Avola e Frappato e due buoni bianchi:  l’Insolia in purezza e “Bidis”- un blend di Bidis appunto e Chardonnay . Altre due note gustose di questa realtà vitivinicola sono rappresentate dal fresco e intenso Nero d’Avola “Il Moro” insieme con l’ultimo nato del “nuovo millennio” della VALLE DELL’ACATE : “Tané”, l’importante, che viene commercializzato proprio da quest’anno e destinato a trovare ulteriore  miglioramento nel giusto connubio fra il Nero d’Avola e Syrah.

I miei appunti contengono anche alcune significative notizie sui vini siciliani prodotti dalle altre aziende isolane che ho avuto occasione di degustare durante la seconda edizione delle Anteprime Sicilia EnPrimeur,organizzate a Palermo da ASSOVINI nel marzo scorso e che mi sono rimasti particolarmente “a cuore”. Fra queste c’è l’azienda BENANTI di Viagrande nella Provincia di Catania, che dalle vigne piantate in suolo vulcanico, produce una gamma di vini locali, avendo un’occhio di riguardo per i vitigni autoctoni dell’Etna, come il rosso Nerello Mascalese ed il bianco Carricante. Suggerisco di provare i loro interessanti DOC Etna Rosso “Serra della Contessa” e DOC Etna Bianco Superiore “Pietramarina” (oppure il più economico DOC Etna Bianco “Biancodicaselle”).

Per quanto riguarda invece il mio “principale oggetto di studi” cioè il Nero d’Avola mi ha deliziato il cru “Rosso del Conte” di una storica azienda siciliana TASCA D’ALMERITA della Provincia di Palermo ed anche il loro fresco rosè “Regaleali Le Rose”, nato dai sicilianissimi Nerello Mascalese e Nero d’Avola.

Mentre l’azienda ABBAZIA SANTA ANASTASIA di Castelbuono di Provincia di Palermo, mi ha affascinato con i suoi vini “internazionali”: un persistentissimo Cabernet Sauvignon IGT Sicilia “Litra” e un felicissimo blend di Nero d’Avola con il Merlot e Cabernet Sauvignon IGT Sicilia “Montenero”.

Nel rimembrare i “piacevoli assaggi”, mi risulta assolutamente inevitabile citare l’incontro con il Moscato Passito di Pantelleria “Martingana” di SALVATORE MURANA. Considerato uno dei migliori produttori di quest’oro dell’isola dei venti, ci propose in anteprima uno straordinario Moscato del lontano 1976. Devo confessare che sorseggiare questo vero tesoro davanti allo splendido specchio di mare in fronte a Palermo è stata per me una delle più emozionanti esperienze enologiche finora vissute, che mi ha sicuramente indicato ed aperto il percorso necessario per capire la vera unicità dei vini siciliani.

Un riconoscimento speciale per il fattivo contributo dato attraverso alla qualitativa promozione della più moderna “anima siciliana” deve essere senz’altro essere indirizzato all’azienda DONNAFUGATA di Marsala – ultima meta ed indimenticabile ricordo di questo affascinante viaggio. I vigneti e le cantine di vinificazione di questa importante azienda di Marsala di proprietà della sicilianissima Famiglia Rallo, si trovano nell’isola di Pantelleria e sulle famose colline del Belice a Contessa Entellina, teatro del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – radici poetiche e culturali che hanno indubbiamente ispirato la realizzazione del sito internet aziendale, il quale si apre con un appropriato invito – rimembrando Goethe che scriveva: “l’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito, soltanto qui è la chiave di tutto”.

Sembra proprio che per la Famiglia Rallo “la chiave” nominata da Goethe sia proprio rappresentata dal vino, che apre tutte le porte ed aiutato dalla musica, che accompagna i momenti di degustazione, apre anche il cuore.

Cover CD Josè Rallo DONNAFUGATA COPYRIGHT

Cover CD Josè Rallo DONNAFUGATA COPYRIGHT

Un’azienda DONNAFUGATA di Marsala, a ritmo di Jazz (appropriatamente autodefinita) che, con l’opera importante ed incessante della bella e carismatica signora Jose’ Rallo, figlia dei fondatori Gabriella e Giacomo Rallo, propone la degustazione “musicale” dei suoi vini, offrendo anche la possibilità a tutti gli appassionati di questo attraente binomio vino-musica, di poter scaricare dal sito internet aziendale, i brani musicali preferiti. Oltre a quello profuso nella ricerca di una sempre maggiore qualità e prestigio vitivinicolo l’impegno dell’azienda è rivolto anche alla valorizzazione del proprio territorio, peraltro uno dei più belli di tutta l’isola, con iniziative eno-turistiche per specialisti del settore e non. Un vino quello prodotto  da DONNAFUGATA di Marsala che annovera un palmares di ottima qualità e che ho avuto la fortuna ed il piacere ad assaggiare in diverse occasioni, anche accompagnati dai vari piatti tipici siciliani. Inutile fare ricorso agli appunti, non posso certo dimenticare un piacevolissimo Ansonica in purezza DOC Contessa Entellina, dal nome “Vigna di Gabri”, un blend di Nero d’Avola e Cabernet Sauvignon DOC Contessa Entellina  “Tancredi” e un elegante Nero d’Avola “Mille e una notte”. Tra le etichette di DONNAFUGATA non manca ovviamente il passito, un seducente Passito di Pantelleria DOC “Ben Ryè.

Vino "Mille e una Notte" DONNAFUGATA copyright

Vino „Mille e una Notte” DONNAFUGATA copyright

Nel lasciare la Sicilia, così come nello scrivere queste righe, ripenso e “riassaporo” i vari momenti del mio viaggio e spontaneamente mi soffermo sul fatto di come dietro alla parola vino, ma soprattutto al vino degustato ci siano mille sapori, sfumature e rilessi olfattivi che fanno di questo dono della natura …e delle aziende che lo sanno produrre, non solo una piacevole bevanda alcolica, ma, molto di più; qualcosa che ci aiuta a conoscere noi stessi ed il mondo in cui viviamo, come spesso mi accade nei miei viaggi alla scoperta del vino e dintorni.

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Testo e le foto (escluse quelle dei produttori): Kate Maciejewska Serra

© Riproduzione riservata

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"SAPORI D'ITALIA"  nr 68, SETT 2005 - copertina

„SAPORI D’ITALIA” nr 68, SETT 2005 – copertina

Questo testo è stato pubblicato nel lontano 2005 sulla rivista del settore enogastronomico “SAPORI D’ITALIA” (nr 68 del settembre 2005) con la quale in quei tempi collaboravo. Dato il suo carattere, per certi versi generico, ho deciso di pubblicarlo per intero sperando, che anche oggi potesse essere utile a voi come una sorte del piccolo compendio della vitivinicultura siciliana. I dati riportati nel testo riguardano la situazione del 2005 anche se devo precisare, che questo settore si caratterizza di una notevole lentezza dei cambiamenti. Nei ultimi anni alcuni dei vini segnalati da me in questo testo sono diventati addirittura migliori. Le foto inserite in questo post provengono dal mio archivio personale (non facevano necessariamente parte dei testi originali).

Alcune note più recenti, che riguardano i vini siciliani potete trovare nei testi, che ho pubblicato sul sito TIGULLIOVINO dove conduco la rubrica dedicata al vino italiano intitolata Winetrotter.In particolare vi segnalo i testi Sicilia, l’isola del Vino” eVino siciliano, al bivio tra autoctono e internazionale” ,

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